lunedì 31 maggio 2010

Quando il calcio è passione

Non so se qualcuno è appassionato di serie B o Lega Pro ma a guardare e leggere di questi campionati ci si rende conto di come in queste serie il calcio si intenda ancora come uno sport in cui vince chi si arrende per ultimo e non chi porta il nome più prestigioso o ha il maggior budget. In poche parole qui il calcio non è business, è passione.

Domenica si è concluso, dopo 42 giornate, il campionato di serie B. La promozione diretta è stata ottenuta da Lecce e Cesena. Se nel primo caso si è trattato di un risultato facilmente pronosticabile, data la qualità dei giocatori della rosa leccese, la promozione del Cesena è l'immagine che più di qualsiasi altra sintetizza il concetto di passione calcistica. La squadra romagnola in due anni è riuscita a passare dalla Lega Pro al palcoscenico della serie A. Un doppio salto ottenuto grazie alla tenacia di un allenatore 'novello' come PierPaolo Bisoli e all'intelligenza manageriale del presidente Igor Campedelli.

Tenacia ed intelligenza: gli elementi cardini di due stagioni concluse con due promozioni all'ultimo respiro. Lo scorso anno servì un gol nei minuti conclusivi della finale play-off contro la Pro Patria per ottenere la promozione quest'anno, invece, è servito un regalo del Padova che ha battuto il Brescia regalando ai bianconeri il ritorno nella massima serie dopo 19 anni. Il Cesena la promozione l'ha festeggiata in trasferta ma a seguirla c'erano circa settemila tifosi in rappresentanza di una città che mai, e quando dico mai intendo mai, ha abbandonato la propria squadra, nemmeno negli abissi della Lega Pro. Cesena è passione: passione della città, passione dei giocatori, passione del presidente. Igor Campedelli ha ricostruito una società dalla macerie con una campagna acquisti oculata: con quattro milioni e mezzo di euro ha costruito una squadra che adesso sul mercato vale almeno quattro volte di più. Segnatevi questi nomi: Schelotto, Malonga, Giaccherini. Giocatori pescati qua e la nei settori giovanili e che presto diventeranno i sogni proibiti di tante squadre di serie A.

Sognare non costa nulla e l'approdo in serie A significa introiti per i diritti televisivi che permetteranno al presidente Campedelli di costruire una squadra competitiva anche per la massima serie. I nomi di chi resta, chi se ne va e chi arriverà non si sanno ma sicuramente Cesena porterà una ventata d'aria fresca in un campionato soffocato da ultras, contestazioni e società impegnate ad insultarsi sui giornali. La serie B e la Lega Pro sono, nella maggior parte dei casi, l'isola felice del calcio italiano.

Gli esempi di questa teoria sono molti. Il Cittadella, nata nel 1973 per volere di Angelo Gabrielli, è quella che si definirebbe una società di famiglia. Amministrata con criterio, la società ha sempre agito in sordina galleggiando fra serie B e serie C sino a queste ultime due stagioni dove sotto la gestione del figlio di Angelo Gabrielli, Andrea, la squadra ha fatto un salto di qualità non indifferente conquistandosi la possibilità di accedere alla serie A attraverso i play-off. Anche in questo caso la dirigenza ha seminato bene ed i frutti che si stanno cogliendo sono pezzi pregiati. Un nome su tutti Matteo Ardemagni. A 22 anni il suo curriculum diceva quattro gol nelle ultime quattro stagioni. Un bottino scarso per chi di ruolo fa l'attaccante ma a Cittadella hanno voluto scommettere su di lui dandogli fiducia. Risultato? 22 gol e valore di mercato raddoppiato. Lo stesso discorso si potrebbe fare per Grosseto, Crotone e Sassuolo squadre amministrate con criterio che con il giusto mix fra esperienza e gioventù hanno costruito dei collettivi in grado di esprimere un calcio ad alti livelli. Dalla Lega Pro poi arriva la storia del Portogruaro/Summaga una società nata solo vent'anni fa e che l'anno prossimo disputerà il campionato di serie B.

A fare i moralisti non si va lontano ma intendere il calcio come valore morale e non solo come business non è un utopia e questi esempi ne sono la riprova. I risultati ottenuti non sono figli di spese folli ma di sudore buttato sul campo per arrivare per primo sul pallone. Con poco si può fare tanto e qualche famoso presidente spendaccione dovrebbe prendere appunti su come fare. Dare luce a queste realtà serve anche per decentrare l'attenzione riversata sulla serie A. Tolti gli addetti al lavoro nessuno conosce il mondo delle serie inferiori mentre in Inghilterra la finale dei play-off di serie c si gioca Wembley di fronte a cinquantamila spettatori. E' un caso limite ma che rende l'idea di che risultati si possano ottenere quando si gioca a calcio per l'amore di questo sport e non per il proprio portafogli. Se i primi a trasmettere passione per il proprio 'lavoro' sono i calciatori questa passione verrà recepita dai tifosi che cominceranno ad andare allo stadio per tifare la propria squadra anzichè per insultare gli avversari.

Siamo lontani dall'ottenere tutto questo ma se per una volta tanto si può parlare del calcio in maniera positiva perchè non farlo. Se non sono questi gli elementi per provare a cominciare una rifondamento del calcio italiano trovarne altri sarà impossibile.

Ago